L'impasto per la pizza in teglia contiene più acqua di quanto molti pensano. Non esiste una misura universale: tutto dipende dal tipo di farina, dalla temperatura dell'ambiente, dal tempo di lievitazione e dallo stile di pizza che si vuole ottenere. Chi prepara la pizza in teglia lavora generalmente con un'idratazione tra il 65 e l'80 per cento, vale a dire che su 1000 grammi di farina si utilizzano tra i 650 e gli 800 grammi d'acqua. Questa proporzione crea un impasto morbido, estensibile e facile da stendere sulla teglia, caratteristica fondamentale per la pizza in teglia romana, napoletana o siciliana.

Come si calcola l'idratazione e da cosa dipende

L'idratazione si esprime in percentuale: è il rapporto tra il peso dell'acqua e il peso della farina. Se si usa 1 chilogrammo di farina e 700 grammi d'acqua, l'idratazione è del 70 per cento. Per le teglie, questa percentuale è più alta rispetto alla pizza in pala perché l'impasto deve essere plasmabile, umido e in grado di lievitare bene negli spazi ristretti di una teglia rettangolare.

La scelta dell'idratazione cambia in base a diversi fattori. Una farina debole (con indice di forza W tra 150 e 220) assorbe meno acqua e richiede un'idratazione intorno al 65-70 per cento. Una farina più forte (W sopra 280) accetta volentieri il 75-80 per cento. La temperatura ambiente influisce: d'estate, quando fa caldo, si tende a ridurre leggermente l'acqua per evitare un impasto troppo appiccicaticcio e incontrollabile. D'inverno si aumenta, perché il freddo rallenta la fermentazione e un impasto più idratato lievita in modo più regolare. Anche il tempo di lievitazione conta: con una lievitazione lunga (20-36 ore in frigorifero), si può aumentare l'idratazione fino all'80 per cento perché la lunga fermentazione rende l'impasto più stabile e digeribile.

Gli errori più comuni con l'acqua

Il primo errore è aggiungere tutta l'acqua insieme, all'inizio. La tecnica corretta prevede di versare prima il 70-80 per cento dell'acqua e mescolare bene, poi aggiungere il resto a piccoli incrementi solo se l'impasto lo chiede. Questo metodo, detto "a step", permette di capire meglio come la farina assorbe il liquido e di raggiungere la consistenza ideale senza esagerare.

Secondo errore: non considerare l'umidità della farina. Una farina molto secca assorbe più acqua; una farina già bagnata per natura (come alcune farine integrali) ne richiede meno. Si corregge solo con l'esperienza e prestando attenzione alla consistenza finale dell'impasto, che deve risultare liscio ma non colloso.

Terzo errore: aggiungere acqua se l'impasto attacca le mani durante la lavorazione. L'attaccaticcità iniziale è normale e non significa che serve più acqua. Spesso basta lavorare l'impasto qualche minuto in più per renderlo elastico e meno appiccicaticcio.

Le varianti regionali e gli stili diversi

La pizza romana in teglia classica usa un'idratazione intorno al 75-80 per cento, perché l'impasto deve essere molto soffice e alveolato. La teglia napoletana più compatta richiede talvolta un'idratazione leggermente inferiore, intorno al 68-75 per cento. La pizza siciliana (sfincione) varia ancora: alcune versioni usano il 70 per cento, altre il 75. La pizza in teglia con lievitazione molto lunga, in frigorifero, tollera benissimo anche il 78-80 per cento perché la fermentazione fredda fortifica l'impasto e lo rende più elastico.

Molti panificatori sperimentano aumentando gradualmente l'idratazione per scoprire a quale percentuale la loro farina, il loro forno e il loro stile di lavoro raggiungono i risultati migliori. Non esiste un numero magico: il 70 per cento è un punto di partenza solido, da cui partire per cercare la propria ricetta personale.

L'acqua non è solo un ingrediente: è il mezzo attraverso il quale la farina si idrata, il lievito fermenta e l'impasto sviluppa struttura e sapore. Conoscere la giusta percentuale e saperla adattare alle proprie condizioni è il primo passo per una pizza in teglia consapevole e riuscita.